L’ammiragliato britannico era su posizioni diverse rispetto all’esercito; la marina non aveva intenzione di coinvolgere in Islanda molti mezzi, in quanto ne ridimensionava il valore. La diversità di vedute risiedeva nel fatto che la marina privilegiava di gran lunga la base di Scapa Flow (isole Orcadi) e le Shetland; sottrarre al nemico tanto l’Islanda quanto le Faroer creava un vantaggio chiaro nella regione, garanzia di oggettiva improbabilità di un blitz tedesco. Sicuramente raggiungere i piccoli stati “neutrali” per le armate di Hitler sarebbe stata una mossa risolutiva, ma era certo impossibile mantenere le postazioni così guadagnate senza prima sbarazzarsi della Royal Navy; in pratica l’operazione “Ikarus”, che avrebbe molto agevolato l’operazione “Leone Marino”, era quasi impossibile senza quest’ultima (48).
E’ curioso osservare come esercito e marina leggessero in modo opposto anche considerazioni minori: per Curtis l’inverno rappresentava un momento a rischio perché il nemico poteva sfruttare la notte artica, al contrario la marina riteneva che proprio l’instabilità del clima invernale rendeva tale scelta piuttosto remota (49).
Fin da subito uno staff di ufficiali della Royal Navy accompagnò il generale Lammie, in attesa che l’ammiraglio Scott instaurasse il suo quartier generale completo l’l1 luglio del 1940. La prima opzione fu quella di non operare nel porto di Reykjavik, ma si scelse Hvalfjordur, 15 miglia a nord della capitale: un fiordo profondo, poco esposto alle correnti e ben difendibile.
In questo momento la flotta stabilmente assegnata all’Islanda era composta appena da 14 battelli antisommergibile, sei dragamine e una dozzina di ricognitori sparsi in vari porti, ma la battaglia dell’atlantico non era ancora entrata nel vivo e le unità impiegate erano ancora “non combattenti”. Intanto Hvalfjordur veniva allestita: si fece largo uso delle difese passive disponibili per l’epoca come passaggi minati, reti antisommergibili etc, venne dotata di artiglieria costiera e destinata a ospitare un deposito munizioni, sistemi di approvvigionamento idrico e una stazione di carburante (realizzata con i soldi delle leggi di “affitti e prestiti” americana), oltre a varie infrastrutture di supporto.
Anche l’aviazione in questo primo periodo si trovava su posizioni simili a quelle già espresse dalla marina. L’esercito avrebbe voluto che anche la RAF contribuisse alla difesa dell’isola, con missioni miranti alla sorveglianza della costa ed intercettamenti aerei ravvicinati (difesa aerea tattica); l’aviazione invece, considerando improbabili i timori dell’esercito, era più favorevole a dedicarsi a operazioni di scorta e sorveglianza a lungo raggio (difesa aerea strategica), nonché ad operazioni antisommergibile. Militarmente parlando questi due ruoli sono molto diversi fra loro: innanzitutto coinvolgono apparecchi differenti, in secondo luogo mentre la difesa tattica viene esercitata in cooperazione con l’esercito, la difesa strategica richiedeva un comando unificato con la marina.
L’Air Ministry risolse la questione pragmaticamente: una buona copertura della zona avrebbe richiesto una forza aerea versatile e polivalente, ma al momento non era possibile una diversione di mezzi, soprattutto caccia, dalla madrepatria. Non appena il campo aereo di Kaldadharnes fosse stato pronto, l’Air Ministry era disposto ad inviare il 98 RAF Squadron, 18 bombardieri leggeri “Fairey Battle”, per venire incontro alle esigenze dell’esercito. I mezzi non erano in realtà adatti allo scopo, ma a partire dal settembre 1940 Curtis ebbe la sua copertura aerea (50).
Per quanto riguarda il centro di comando, venne deciso che l’esercito stabilisse un quartier generale ad Àrtun (al tempo poco fuori Reykjavik, oggi è un quartiere inglobato nella città) con rappresentanti della marina e dell’aviazione, che mantenevano i loro centri nella capitale, ma solo in caso di attacco tedesco il comando sarebbe stato unificato e sotto il controllo di Curtis.
Abbiamo accennato però che la politica di difesa tattica del 1940 era una situazione temporanea e non una priorità, e l’Islanda sarebbe presto divenuta una base per operazioni a lungo raggio. Il cambiamento dei ruoli avvenne a partire dalla prima metà del 1941, quando cominciarono ad arrivare in Islanda nuovi mezzi destinati alla difesa strategica. Finalmente il 19 marzo il Capitano Primrose della RAF, personalità forte e spesso i contrasto con il generale Curtis, poteva prendere il comando di un quartier generale distaccato ed autonomo dall’esercito, organizzando le operazioni di squadriglie inglesi, della Royal Canadian e dell’aviazione norvegese. Il passaggio alla fase di difesa strategica e alla fase offensiva vera e propria per la distruzione delle forze tedesche nel nord atlantico dall’estate del 1941 era ormai in via di attuazione.
Note al testo:
48) La questione non era però così semplice: l'intelligence riteneva che un piano dettagliato d'invasione dell'Islanda fosse stato redatto, nei minimi particolari, nel quartier generale prussiano di Wolfschanze; quando le attività tedesche nelle acque islandesi raggiunsero il momento di massima intensità (prima metà del '41), i rapporti dello spionaggio in Norvegia furono più d'una volta allarmanti. Cfr B. Groendal, From neutrality, cit.
49) Bittner, The Lion, cit. p. 62.
50) Tra l'aprile ed il dicembre del 1941 anche una squadriglia di 6 intercettori Hurricane servì in Islanda, sempre nell'ottica della difesa tattica.