The British Army - il primo anno

Subito dopo il suo arrivo il comandante di brigata Lammie divise le sue truppe tra i vari obbiettivi sensibili, ma la dispersione era tale che da subito si richiesero rinforzi (44). La minaccia di un possibile sbarco tedesco fu la preoccupazione principale dell’esercito, ed il nuovo console Smith fu molto sentitamente al fianco di Lammie per avallare queste richieste: era inaccettabile rendere l’Islanda oggetto di potenziali rappresaglie senza fornirle adeguata protezione, tanto più che un solo raid aereo avrebbe completamente raso al suolo Reykjavik; una simile evenienza avrebbe distrutto quel clima di collaborazione che la diplomazia stava costruendo per il buon lavoro dei militari.
Mentre il War Cabinet faceva sapere che al tempo non vi erano rinforzi disponibili (addirittura si preparavano i piani di una evacuazione dell’Islanda in caso di disperata difesa dell’Inghilterra stessa), un imbarazzante incidente minò la fiducia della popolazione nei militari: ai primi di giugno si sparse la voce che un contingente tedesco fosse sbarcato nella parte orientale del paese (45). La notizia era ovviamente infondata, ma scherzo, falso allarme o strategia della tensione che fosse, i britannici non furono in grado né di smentire né di confermare la notizia per giorni; in realtà solo la zona di Reykjavik era davvero sotto controllo.

Intanto già il 18 maggio, appena una settimana dopo lo sbarco, il governo inglese si era rivolto al Canada per farlo partecipe dello sforzo; Il primo ministro canadese King espresse l’intenzione presso il Cabinet War Committee del suo paese di assistere il più possibile l’Inghilterra nel suo sforzo bellico. Eppure questa disponibilità non valse a risolvere tutti i problemi. Specificatamente, il War Cabinet britannico avrebbe voluto che i canadesi accettassero di accollarsi l’intera difesa dell’Islanda, per reimmettere la loro 147° brigata di Lammie all’interno della 49° divisione. Ma Ottawa, che aveva già inviato la propria seconda divisione in Gran Bretagna, rimase piuttosto delusa dalla richiesta: il governo voleva che le proprie truppe rimanessero in patria oppure che servissero in Inghilterra, mentre l’Islanda non faceva nemmeno parte del Commonwelth. L’opinione pubblica canadese cominciava a preoccuparsi non solo della propria costa orientale (46), ma anche di quella orientale: il Giappone di lì a poco avrebbe siglato il patto tripartito con la Germania e l’Italia, e la British Columbia ospitava una forte comunità nipponica.

Alla fine il governo canadese decise di inviare il Royal Regiment of Canada rafforzato da una brigata di fanteria. Il contingente, chiamato “Z Force”, giunse sull’isola il 16 giugno del 1940, agli ordini del generale Lionel Page. La “Z Force” però sarebbe stata impiegata a rinforzo, e non in sostituzione, dei soldati britannici. A questo nucleo iniziale si aggiunsero nella prima metà di luglio Les Fusiliers Mont-Royal, The Cameron Highlanders of Ottawa e l’Essex Scottish ma il governo canadese non era soddisfatto di questa soluzione e fece capire fin da subito che questi dislocamenti dovevano essere intesi come temporanei. Fu lo stesso Winston Churchill, primo ministro e presidente del War Cabinet, ad intervenire nella questione: il 16 ottobre la 70° brigata inglese giunse in Islanda per sostituire i canadesi (a parte i Cameron Highlanders, che vennero sostituiti nell’aprile del 1941 per motivi tecnici). La scelta di Churchill si basava su diverse considerazioni: le truppe canadesi erano scarsamente addestrate, e nell’economia generale di guerra il Canada forniva un contributo non vitale, quindi tanto valeva accettare le obbiezioni; probabilmente, dopo il “battesimo del sangue” delle proprie truppe, i canadesi sarebbero stati più fermamente al fianco degli inglesi. Churchill sapeva che non dal Canada sarebbe giunta la svolta del conflitto.

Comunque le continue richieste di rinforzi sortirono effetto e Londra venne incontro ai propri ufficiali: il 27 Giugno del 1940 giunse sull’isola la 146° brigata del Generale Harry Curtis, che assunse il comando delle operazioni; al seguito unità del genio e di supporto.

A questo punto il presidio militare era ormai sufficiente a svolgere il compito di “prima fase”: dall’estate del ’40 in poi non vi furono significativi cambiamenti se non, come accennato, l’arrivo della 70° brigata, lasciando invariata la situazione (47). In realtà l’esercito non smise mai di considerare uno sbarco nemico come una minaccia reale, e ulteriori rinforzi, quantomeno in termini di artiglieria o di coinvolgimento maggiore della altre armi, vennero sempre avanzate. Ma il dilemma era sempre lo stesso: dare all’Islanda significava togliere ad altri scenari, e le richieste di Curtis vennero spesso ignorate.

L’esercito, come abbiamo accennato, ebbe anche il compito logistico di creare quasi dal nulla tutte le infrastrutture necessarie alle manovre operative. Purtroppo l’Islanda non disponeva della possibilità di fornire molta manodopera (circa 2.500 lavoratori, ma discontinuamente), ed altri 250 vennero importati dalle Faroer. Londra quindi affidò all’esercito il grosso delle operazioni nonostante che Curtis, giustamente, ritenesse che trasformare i soldati in operai ne avrebbe minato lo spirito. Comunque non vi erano alternative, ed i lavori si concentrarono per rendere operativi il prima possibile i campi aerei di Kaldadharnes (30 km a sud est della capitale) e Reykjavik; essi furono dichiarati agibili seppure ad un profilo minimo di efficienza, rispettivamente il 31 maggio ed il 31 luglio 1940.
 

 
Note al testo:
 
44) Vennero designate quattro zone principali: Reykjavik nel sud ovest, Akureyri nel nord, Seydhisfjordur nell'est e Hunafloi nel nord ovest. Circa due terzi delle forze vennero impiegate nella capitale, Akureyri ricevette buona parte del rimanente e le altre zone solo piccoli distaccamenti.

45) D. Bittner, The Lion, cit., p. 58.

46) Una invasione tedesca del Canada era praticamente impossibile, e gli Usa avrebbero necessariamente reagito, ma la straordinaria efficacia della Wermacht riuscì a infondere negli avversari quella che Donald Bittner chiama "the Germans-can-do-anything mentality".

47) In pratica solo nel giugno del '41, a poche settimane dall'arrivo degli americani, il gen. Curtis ottenne altri rinforzi per proteggere la linea Reykjavik - Akureyri.