Questa forza politica si è differenziata molto dalle altre socialdemocrazie scandinave, sia in termini politici che di consensi, rappresentando un partito piuttosto piccolo se paragonato ai colleghi nordici. Fu un partito fortemente caratterizzato da leadership personali, e non è un caso ad esempio che fra gli anni '30 e '50 visse ben tre scissioni, tutte a favore dei comunisti. Il partito socialdemocratico era piuttosto forte negli ambienti sindacali, nelle aree urbane e presso gli intellettuali.
Uno degli uomini di punta fu Stefàn Stefànsson, che negli anni '50-'60 diede al partito una forte impronta anticomunista (nessuna collaborazione con l'estrema sinistra, da qui le scissioni dei socialdemocratici di sinistra cui si accennava); egli fu inoltre pronto più volte a collaborare in governi liderati dai conservatori, anche sulla base di una scelta di campo schiettamente atlantica.
Il partito pubblica un giornale, l'Alþidublaðid (Giornale Sociale) che circola quasi esclusivamente fra gli iscritti al partito.