Fino a tempi recenti, questo partito è stata la seconda forza politica del paese. Ideologicamente parlando viene descritto come un partito di centro o centrosinistra. Ha la sua base elettorale soprattutto nei distretti rurali, e rappresenta spesso e volentieri gli interessi delle cooperative agricole, ma anche di alcuni gruppi intellettuali e negli ambienti scolastici. Il partito ha una storia piuttosto travagliata sia per le oscillazioni dei propri risultati elettorali, sia perché in occasione delle riforme dei distretti elettorali cui si accennava.
Una delle figure più carismatiche del partito fu senza dubbio Hermann Jònasson, che ricoprì la carica di presidente per quasi un trentennio (dal periodo prebellico fino agli anni '60); per quanto riguarda la politica estera, è stato spesso accusato di aver condotto una linea ambigua. Quando al governo adottava una politica filoamericana (1941, per l'entrata in Islanda delle truppe americane in sostituzione del contingente britannico; 1951, Defense Agreemet), quando all'opposizione tentava di riguadagnare consensi irrigidendo le propri posizioni (1946, rifiuto del Keflavik Agreement per la permanenza di personale americano a Keflavik; 1949, opposizione al Trattato Nato).
Il Partito Progressista possiede una proprio quotidiano (Timinn, Il Tempo), la cui diffusione ha oscillato negli ultimi trent'anni fra le 10.000 e le 15.000 unità.