E’ possibile dividere il periodo bellico in Islanda in due parti distinte: la prima va dal 10 maggio 1940 e si conclude con l’arrivo dell’esercito degli Stati Uniti (7 luglio 1941), che prendono progressivamente il posto dei soldati britannici; la seconda parte invece si protrae per tutto il corso del conflitto. Chiamare la prima parte come “fase britannica” e la seconda “fase americana” ci porterebbe però fuori strada, in quanto l’avvicendamento dell’estate del 1941 fu un processo lungo e scaglionato, e riguardò il solo esercito. La RAF e Royal Navy continuarono ad operare, svolgendo anzi un ruolo assai più importante rispetto al primo anno, man mano che la minaccia diretta alla madrepatria andava affievolendosi.
Nei due periodi l’occupazione britannica ebbe modi e obbiettivi diversi: nel primo essi furono logistici e difensivi, principalmente affidati all’esercito che ebbe il compito di rendere l’Islanda una postazione sicura (a prova cioè di infiltrazioni nemiche) e di creare e gestire infrastrutture militari; l’impiego delle altre armi fu piuttosto marginale. Nella seconda parte invece marina ed aviazione svolsero un ruolo offensivo e strategico sempre più deciso via via che la guerra nel Nord Atlantico si inaspriva; il grosso dell’esercito inglese venne al contrario svincolato a seguito di accordi trilaterali con l’Islanda e gli Stati Uniti d’America che, ancor prima di entrare ufficialmente in guerra, accettarono di sostituirsi alle truppe britanniche con un contingente che raggiunse le 44.000 unità.