Questa formazione viene generalmente descritta come un partito di destra moderata. Nacque alla fine degli anni '20 dall'unione di due altri partiti, il conservatore ed il liberale, e rappresenta soprattutto gli interessi commerciali della borghesia delle aree urbane. Nella storia islandese questo partito ha sempre giocato un ruolo fondamentale, poiché ha sempre goduto di ampi favori dell'elettorato: tradizionalmente il partito si attesta intorno al 35-40% dei voti, riuscendo a vantare una maggioranza relativa praticamente ininterrotta in parlamento. Il PI nella sua storia è quello che si è caratterizzato per una spiccata attitudine atlantica, cercando costantemente un buon rapporto con gli Stati Uniti; il partito fece parte sia del governo che votò l'ingresso islandese nella Nato, sia di quello che siglò il Defense Agreement con gli Usa.
Dal punto di vista delle politiche nazionali, il PI si è spesso differenziato dai partiti liberali scandinavi per aver adottato politiche di welfare piuttosto importanti e per aver avallato forme di controllo dell'economia da parte dello stato.
Non ha un vero e proprio organo di stampa, tuttavia il quotidiano nazionale più diffuso Morgunblaðid (Giornale del Mattino, attualmente 25.000 copie giornaliere) è generalmente considerato vicino ai conservatori.