A cavallo del Millennio

L’implosione del blocco sovietico e l’esaurimento della guerra fredda ha ovviamente segnato la fine di un’epoca; ma se un capitolo della storia si chiudeva, inaugurando un “nuovo corso” degli affari internazionali, i grandi cambiamenti aprivano tutta una serie di “problemi tecnici”, di cui l’Islanda stessa fu un esempio lampante.
E’ evidente che il nuovo assetto mondiale cambiò radicalmente la natura geostrategica dell’Islanda, in quanto il Nord Atlantico non era più il palcoscenico, militarmente congestionato, di attriti e provocazioni fra le superpotenze.
La Nato stessa ovviamente ha mutato il perso il ruolo contrapposizione ad un avversario che non esiste più (proprio mentre scrivo, 28 maggio 2002 si sta siglando a Pratica di Mare il nuovo accordo tra la Russia di Putin e la Nato). Gran parte della storia recente islandese però gravitava intorno a questo vecchio schema, e l’Islanda aveva potuto avanzare pretese importanti proprio in virtù della sua “posizione strategica”. Caduto questo schema la politica estera di Reykjavik ha dovuto ricostruirsi intorno a situazioni del tutto nuove.

Per tentare di delineare un quadro quanto più esaustivo possibile risulterà forse utile dividere la presenza internazionale dell’Islanda secondo più piani: un piano militare, per trattare da vicino il nuovo ruolo islandese all’interno dell’Alleanza e nel rapporto privilegiato con gli Usa; un piano economico, nelle nuove possibilità offerte dalla globalizzazione e dal consolidamento dell’integrazione europea; un piano politico, ovvero la presenza islandese nelle istituzioni internazionali.

 

 


Note al testo:

 

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