Nuove elezioni si tennero nell’estate del 1974, e come era prevedibile, il Partito Indipendente riuscì a capitalizzare molti consensi; con il 42,7% dei voti e 25 seggi non poteva essere escluso dalla coalizione che avrebbe guidato l’Islanda nella legislazione successiva ed infatti riuscì presto a trovare un accordo con il Partito Progressista (28 agosto 1974). Il nuovo governo si presentava piuttosto forte, unendo i due maggiori partiti e potendo contare su 42 seggi su 60. I conservatori accettarono di lasciare ai progressisti il dicastero degli Esteri, ma solo dopo che l’intera coalizione aveva accettato la seguente dichiarazione programmatica in materia di difesa:
«Per provvedere alla propria difesa, l’Islanda manterrà la sua partecipazione all’Organizzazione del Trattato del Nord Atlantico. La cooperazione speciale verrà inoltre mantenuta con gli Stati Uniti fintanto che una base difensiva e di pattugliamento sarà presente nel nostro paese. (…) Rientra nella politica del governo che le funzioni non militari della base vengano assunte da personale islandese il prima possibile»
Tuttavia questo governo trovò ugualmente il modo ed il tempo di scatenare una profonda crisi diplomatica, affrontando il tema di una nuova estensione delle acque territoriali: da 50 a 200 miglia.
E’ opportuno spendere qualche parola su questa nuova iniziativa per inquadrare debitamente il problema. Portare il limite a quasi 400 km dalla linea della costa significava delineare uno specchio d’acqua immenso , ma questo provvedimento non era dettato “dall’avidità” di sfruttare quante più risorse possibili, ma al contrario dal tentativo di difendere il mare dall’impoverimento. Nel 1975 flottiglie straniere pescavano in quelle zone circa 100.000 tonnellate di merluzzo all’anno, e commissioni scientifiche avevano già inoltrato allarmi sulla minaccia reale di un assottigliamento delle riserve di pesce. Gli islandesi, accanto a questa estensione, frutto di calcolo economico più che di romanticismi ambientalisti, vararono anche una serie di organismi di autocontrollo e sistemi di quote per limitare essi stessi lo sfruttamento delle riserve. Molti governi le cui flotte pescavano abitualmente nelle aree coperte da provvedimento islandese protestarono con Reykjavik, che però fu abile a chiudere i contenziosi con Germania, Belgio, Norvegia e Faroer sulla base di quote massime di pesca concesse a quelli che, a tutti gli effetti, diventavano ospiti delle acque islandesi soggetti alla sua giurisdizione.
L’Inghilterra, nonostante i propositi ragionevoli alla base dei provvedimenti, non volle onorare la decisione islandese; si contestava apertamente un metodo arbitrario ed unilaterale di gestire aree in cui l’Inghilterra stessa aveva interessi commerciali.
Nel periodo di crisi la Royal Navy assegnò ben 22 navi da guerra per la protezione di alcune zone all’interno delle 200 miglia in cui i pescherecci inglesi potessero operare al riparo dalla Guardia Costiera Islandese, che si prodigava nel tagliare le reti dei pescherecci che considerava abusivi. Neanche la Corte Internazionale dell’Aia riuscì a sbrogliare la matassa giuridica, e la situazione rimaneva critica.
Questo nuovo conflitto giurisdizionale si rivelò ben più aspro dei precedenti; il 7 gennaio 1975 la fregata britannica Andromeda, con un equipaggio di 263 uomini giunse a speronare il battello della guardia costiera islandese, dieci volte più piccolo. Incidenti di questo tipo si ripetevano ormai da settimane, ed i due stati giunsero ad interrompere i propri rapporti diplomatici, fatto di per sé inaudito fra due paesi dell’Alleanza Atlantica. Il ministro degli esteri Einar Agùstsson, in data 19 febbraio 1976 inviò una nota a tredici colleghi di paesi Nato in cui spiegava:
“The Icelandic government does not consider it possible to maintain diplomatic relations whit a country which time and again applies coercion against the people of Iceland by the use of military forces. As a result these relations will now be severed”
Gli Stati Uniti guardavano alla vicenda con apprensione. L’Islanda non aveva altro elemento di contrattazione che mettere in gioco la propria politica di difesa, ed agli Usa interessava in prima persona che ciò non accadesse. Addirittura il segretario di stato Henry Kissinger fu nella imbarazzante condizione di dover rifiutare una richiesta del governo islandese, che chiedeva di affittare o comprare altri due piccoli vascelli armati, che avrebbero potuto essere usati contro la Gran Bretagna .
La Nato ancora una volta interferì nella vicenda nella sua “versione impropria” di forum diplomatico e l’allora segretario generale, l’olandese Joseph Luns, riuscì a riunire le parti in causa. Il 2 giugno 1976 entrava in vigore un accordo in base al quale la Gran Bretagna riconosceva il limite delle 200 miglia, ma otteneva una licenza di pesca per 25 battelli della una durata di sei mesi.
Gli inglesi alla fine accettarono di fare un passo indietro, ma forse è improprio ripensare alla vicenda come un atto di prepotenza dei piccoli e tenaci islandesi, che riuscivano a tenere in scacco addirittura gli Usa; in fondo se per la Gran Bretagna era una questione di occupazione regionale, per l’Islanda era una questione di sopravvivenza nazionale. Inoltre lo “spauracchio” di uscire dalla Nato non poteva essere considerato una rappresaglia indiretta: Se l’Islanda non voleva avere rapporti diplomatici con la Gran Bretagna, che anzi era vista come una minaccia, come potevano entrambi partecipare alla stessa alleanza militare? E se gli Stati Uniti, i veri difensori dell’isola, non intervenivano mentre l’Unione Sovietica si affrettava a riconoscere il nuovo limite, chi sarebbe stato visto dalla popolazione come vero amico?
Il Regno Unito, bisogna ammettere, prese una saggia decisione che costò qualche sacrificio, e fu anche costretto ad accettare una quota di pesca inferiore a quanto venne offerto da Reykjavik prima della crisi . Ancora il 2 ottobre 2000 l’ufficio stampa dello Scotland Office pubblicava il seguente annuncio:
«Brian Wilson urges former “Cod War” trawlermen to apply for compensation
Individual payments of up to £20.000 era available to former distant water trawlermen who became unemployed following the settlement of the mid-70’s “Cod War”, under a new compensation scheme launched by the Government today.
Commenting on the new compensation scheme, Scotland Office Minister Brian Wilson said:
“Scottish former distant water trawlermen who fished icelandic waters, or their surviving dependant, my benefit from this new scheme (…). The Government recognises that the many distant water trawlermen who lost their jobs after the settlement of the “Cod Wars” received little or no help at the time”…(continua)».
La vicenda si chiuse con un ultimo atto: il 10 dicembre 1976 entrò in vigore il Fishery Limits Bill, con cui anche il Regno Unito portava a 200 miglia il limite delle proprie acque di sfruttamento esclusivo.
Note al testo:
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