Il responso delle urne

Il “botta e risposta” tra i due giornali continuò per tutta la campagna elettorale, fino alle votazioni che si tennero il 24 giugno. Anche se la politica internazionale fu solo uno degli argomenti trattati, tutti i partiti vi diedero ampio risalto.
Come accennato, un evento da segnalare fu l’alleanza elettorale fra progressisti e socialdemocratici (che stabilirono congiuntamente di non competere negli stessi collegi); inoltre si presentava per la prima volta alla nazione Alleanza Popolare.
Il responso delle urne fu come segue: Partito Indipendente 19 seggi (da 21 che ne aveva), Partito Progressista 17 (da 16), Partito Socialdemocratico 8 (da 6), Alleanza Popolare 8 (da 7 considerando i seggi del vecchio Partito di Unità Socialista) (205). Il Partito di Difesa Nazionale zero (da due seggi alle elezioni del ’53).
Alcune considerazioni sono necessarie per capire effettivamente quale fu la risposta degli elettori: innanzitutto il PDN perse la propria rappresentanza parlamentare ed uscì definitivamente di scena come entità politica; in secondo luogo solo il nuovo partito AP ottenne un incremento sia in termini di voti sia in termini di seggi. I conservatori infatti segnarono un +5,3% dei voti, ma persero due seggi. La coalizione PP+PSD invece, sebbene ottenne congiuntamente 3 seggi in più rispetto alle precedenti elezioni, perse in totale il 3,6% su base proporzionale. Risultato ancor più sconcertante alla luce del fatto che mentre il PSD otteneva un lusinghiero +2,7%, i progressisti tracollarono dal 21,9% al 15,6%, divenendo il partito più piccolo in termini di voti. Questa anomalia, che rende l’analisi politica piuttosto complessa, fu dovuta al fatto che dividendosi anticipatamente i seggi, i due partiti riuscirono a massimizzare le rappresentanze della quota maggioritaria.

Il responso delle urne tolse la possibilità per la coalizione PP+PSD di porre in essere da soli un governo stabile, e dato che ormai si era ai “ferri corti” con i conservatori, l’unica proposta credibile fu allargare il governo ad Alleanza Popolare. Scelta non certo agevole nel complesso, se poche settimane prima della formazione del nuovo governo la stampa dei progressisti e dei socialdemocratici sembra impegnata a “preparare” i propri lettori:

«C’è una differenza fondamentale tra Alleanza Popolare ed il vecchio partito di Unità Socialista, ovvero il fatto che esso sia costituito e supportato da numerosi individui che disapprovano il comunismo, come la presenza di leaders carismatici quali Hannibal Valdimarsson dimostra». (206)

«Alleanza Popolare ha ottenuto presso l’elettorato una posizione di forza tale che non può essere ignorato o trascurato ora che i negoziati per la formazione di un nuovo governo di sinistra sono attualmente in corso».
(207)

Finalmente un nuovo governo venne presentato in data 22 luglio. I progressisti detenevano la carica di primo ministro nella persona di Hermann Jònasson, mentre ai socialdemocratici spettò il ministero degli esteri, carica assunta da Guðmundur Guðmundsson (208). Anche ai comunisti spettarono due ministeri.

 

 

Note al testo:

205: Per il quadro completo, vedi allegato con i risultati elettorali.
 
206: Timinn, 8 luglio 1956
 
207: Alþydublaðid, 17 luglio 1956.
 
208: Attenzione all'omonimia con il suo predecessore Kristinn Guðmundsson (progressista).