Per comprendere meglio quale fu il ruolo dell’Islanda durante la Seconda Guerra Mondiale sarà opportuno cominciare a considerare gli eventi dal decennio precedente lo scoppio del conflitto. Come abbiamo visto, raggiunto un compromesso soddisfacente per quanto riguardava la questione dell’indipendenza, gli islandesi si volsero alle loro questioni interne; ma a questo punto furono le grandi potenze europee a bussare alla porta del piccolo paese subartico.
A partire dal 1933 i tedeschi aumentavano le loro attenzioni verso Islanda, mentre gli inglesi sembravano non dar peso a questa attività e continuarono i loro rapporti politici all’insegna della normalità. La vocazione puramente continentale della Germania ed i rapporti di lunga data fra Islanda ed Inghilterra sembravano dare a quest’ultima la convinzione che i tedeschi non avrebbero mai potuto intervenire sugli equilibri della regione: solo nel Novembre 1933 vi è il primo rapporto di un qualche interesse del console inglese a Copenaghen (21): sir Hugh Gurney notava che la situazione dell’isola andava complicandosi per via di un fastidioso sviluppo del nazismo fra i giovani della capitale. Apparso in forme organizzate all’inizio dell’anno, il neonato Partito Nazionalsocialista Islandese di Gisli Sigurbjorson tentava di ottenere rispettabilità politica legando il suo credo ad un programma nazionalista ed indipendentista.
Fu il maresciallo Italo Balbo che diede la prima prova di come il valore della regione stesse cambiando. Già nel 1931 il comandante italiano aveva concluso una traversata storica, da Orbetello a Rio de Janeiro in 7 tappe. Nel 1933 si pensa ad una impresa spettacolare: la “Grande Crociera del Decennale dell’Era Fascista”, un raid aereo dall’Italia a Chicago e New York e ritorno. La mattina del 30 giugno del 1933 Balbo, alla guida degli “Atlantici” (così vennero ribattezzati dal regime i componenti della spedizione) comanda il decollo di 24 idrovolanti modello Siai Marchetti S55 – X, appositamente modificati; fecero scalo a Reykjavik il 5 luglio successivo; gli islandesi si resero finalmente conto, forse con un po’ di inquietudine, di come i nuovi mezzi tecnologici potessero rivoluzionare la loro esistenza (22).
Alle elezioni del 1934 il Partito Nazista Islandese raccolse pochi voti e non ottenne rappresentanza parlamentare, eppure divenne oggetto di più seria osservazione. Prima di inoltrare il resoconto annuale per quell’anno, sir Gurney chiese alla delegazione di Reykjavik un dossier sul partito. L’ufficio redasse un documento tranquillizzante: si ribadiva che il partito non si presentava come asservito alla Germania, delineandosi piuttosto come spiccatamente antidanese ed indipendentista. Comunque gli iscritti, anche se supportati dalla colonia tedesca, erano troppo pochi per esercitare una qualche influenza significativa.
Di tutt’altro avviso era invece Howard Little, lettore di Inglese presso l’università di Reykjavik, nonché giornalista del Manchester Guardian. Dalle pagine del suo giornale, egli ribadiva come l’assenza di qualunque difesa sull’isola la poneva a rischio insurrezione. A suo dire in Islanda abitavano non meno di 500 tedeschi, quasi tutti giovani uomini, perfettamente in grado di sgombrare il campo in attesa dell’arrivo di un contingente armato vero e proprio. Il “Northern Department” degli affari esteri di Londra (Foreign Office) , dopo le necessarie verifiche, riscontrò l’infondatezza di queste asserzioni, evidentemente esagerate, e non tardò ad etichettare Little come un allarmista (23).
Anche se non si rivelo’ una buona fonte di informazioni, questo zelante professore ebbe il merito di attirare le attenzioni dell’intelligence inglese sull’isola e, nell’Ottobre 1936, il ministero degli esteri assegnò all’Islanda una sede diplomatica autonoma; venne nominato console John Bowering e Londra, oltre a compire un gesto ben gradito dai locali, dava prova di un nuovo e più attento interesse.
Dall’aprile del 1937 Bowering fu in grado di presentare i primi dossier approfonditi. La sua attività fu rivolta soprattutto a tenere d’occhio i tedeschi; Bowering sembrava piuttosto scettico riguardo la presenza di agenti tedeschi nel paese, anche perché vi era ben poco su cui esercitare le tradizionali attività di servizi segreti.
Il partito nazista o, più in generale, attività germanofile, erano invece temi più interessanti: il partito rimaneva senza dubbio piccolo, ristretto a parte della gioventù borghese della capitale e praticamente inesistente nel resto dell’isola, eppure come già Little aveva fatto notare, un paese privo di qualunque protezione era una facile preda.
Un mese più tardi il “Foreign Office” intercettò un piano tedesco per la penetrazione nelle isole Faroer (24); il rapporto dei servizi segreti militari venne girato al console, che ricevette ordine tassativo di sorvegliare qualunque attività potesse essere messa in relazione con tale manovra.
In generale però Bowering non sembrava particolarmente allarmato, e le elezioni del Giugno 1938 sembravano dargli ragione: i partiti di sinistra riportarono una vittoria netta, il partito conservatore, l’unico che poteva essere soggetto a qualche convergenza con i nazisti, perse 3 seggi, mentre i nazionalsocialisti riportavano un pessimo risultato rispetto alle elezioni del 1934, e rimasero non rappresentato in parlamento (25).
Il biennio ‘38-’39 vide un incremento di iniziative tedesche, sia pubbliche che private, per tentare di rafforzare i legami fra i due paesi.
Nella primavera del 1938, un gruppo di piloti tedeschi giunse sull’isola per propagandare lo sviluppo dell’aviazione sportiva. L’ambasciatore Bowering non mancò di notare nel rapporto datato 15 luglio 1938 come l’iniziativa tedesca potesse benissimo celare una attività di ricognizione del suolo islandese, per individuare quali potessero essere le zone migliori per manovre di atterraggio e decollo (26). Il caso del suicidio di uno dei tedeschi suscitò poi molta inquietudine, poiché dalle indagini emerse l’appartenenza del pilota al corpo delle SS.
Nel 1939 il presidente dell’associazione islandese di volo e deltaplano ricevette la visita di un funzionario degli esteri britannico. Berlino si era mostrata oltremodo generosa, offrendo personale per lezioni di volo gratuite, e Londra si era giustamente insospettita. Sebbene i vertici dell’aeroclub negavano qualunque implicazione politica nelle loro attività, era chiaro che i tedeschi avevano instaurato un rapporto di amicizia e collaborazione (tra l’altro il club riceveva regolarmente le riviste tedesche “Luftwelt” e “Luftreise”).
Lo sport fu un altro campo in cui i tedeschi portarono avanti quest’opera di amicizia interessata. Il 20 Ottobre 1938 il quotidiano Morgunblaðid (il principale giornale, filo-conservatore) riportò un’intervista a Gisli Sigurbiornson, leader del partito nazista islandese ed intermediario fra l’associazione sportiva giovanile islandese e l’omologa tedesca. Gisli annunciò con soddisfazione che l’unione dei clubs di calcio tedeschi aveva invitato due squadre islandesi ad una tournée in Germania e suggeriva di ripetere l’esperienza l’anno successivo a ruoli invertiti. Un allenatore tedesco ed il suo staff tecnico veniva quindi mandato in Islanda per l’estate successiva a mettere a disposizione delle squadre locali competenza e prestigio.
Le visite fra i due paesi vennero poi facilitate e reclamizzate. Nel 1936 almeno 200 islandesi visitarono la Germania per le olimpiadi, mentre nel 1938 il console tedesco in Danimarca, Herr Cecil von Renter-Fink venne in visita ufficiale, non solo nella capitale, unico centro politico ed economico dell’isola, ma anche in altre zone periferiche pressoché prive di importanza.
Il rapporto di fine anno del 1938 del consolato britannico è però ancora fermo su posizioni rilassate. Bowering sosteneva che tutti i tentativi tedeschi di simpatizzare con l’opinione pubblica islandese erano sostanzialmente falliti: troppo chiaro infatti sembrava essere il doppio fine, e questo alimentava insormontabili sospetti.
Quando a partire dal marzo 1939 si sparsero le voci di un interesse tedesco per avviare un negoziato concernente diritti di transito aereo della Lufthansa, i comunisti islandesi iniziarono dalle pagine del loro giornale Þjòðviljinn una massiccia campagna antitedesca. Per l’estate era anche prevista la visita nella capitale dell’incrociatore Emden e la concomitanza degli eventi sembrava voluta.
La risposta del mondo politico fu però ferma e niente affatto intimorita. In quel periodo il parlamento era riuscito a formare un governo ad amplissima maggioranza composto da Partito Popolare, che deteneva la leadership, Conservatori e Socialdemocratici, per un totale di 44 seggi, mentre all’opposizione solo tre deputati comunisti e 2 del “Partito degli Allevatori” (27). Nel discorso all’Alþing del 17 Marzo 1939, il primo ministro Hermann Jònasson confermò la visita della delegazione tedesca, ma considerò tutta la questione con toni pacati. La Germania era una nazione amica, e quindi non doveva suscitare alcun timore che un incrociatore scortasse i loro pescherecci; il governo però considerava inopportuno concedere diritti aerei alla Lufthansa (28). In quella sede Jònasson si disse deciso anche a porre sotto controllo statale le spedizioni scientifiche che andavano susseguendosi con sempre maggior frequenza.
La proposta Lufthansa venne quindi rifiutata ufficialmente sulla base di semplici argomentazioni: vista la situazione internazionale il governo non aveva intenzione di concedere alcun diritto aereo a compagnie straniere, dal momento che, tra l’altro, era in programma il varo di una compagnia di bandiera nel giro di pochi anni.
La stampa filo-governativa appoggiò le mosse del parlamento, ed anche la visita dell’incrociatore Emden non ebbe alcun effetto sui rapporti fra i due paesi; i comunisti, che avevano portato avanti una campagna denigratoria nei confronti dei tedeschi attraverso le pagine del loro giornale Þjòðviljinn, vennero accusati di aver sollevato inutili allarmismi.
E’ indubbio però che il paese andò scivolando verso un clima di attesa: in Europa la situazione era precaria ma gli elementi governativi sapevano che l’Inghilterra (che aveva esercitato qualche pressione già durante l’affare Lufthansa) si sarebbe opposta ad una ingerenza tedesca nell’isola. Eppure gli islandesi non volevano inimicarsi una grande nazione europea sulla base di campagne giornalistiche. I comunisti d’altro canto si ritagliarono il ruolo di “cani da guardia” in difesa degli interessi nazionali contro gli stranieri (ruolo questo che avrebbero mantenuto a lungo anche dopo la guerra), il che gli valse anche molte simpatie di non comunisti.
La Germania sembrava comportarsi in modo sempre più spregiudicato (i marinai dell’Emden marciarono braccio a braccio con simpatizzanti islandesi per le vie della città, cantando marce naziste), mentre Londra osservava ancora senza intervenire. La posizione del console Bowering era chiara: i tedeschi non facevano proseliti in Islanda, e da Reykjavik la prospettiva di un coinvolgimento in una guerra europea appariva come sempre remota. Ciò che rendeva però delicata la questione era l’assenza di qualunque difesa dell’isola: un gruppo sovversivo organizzato in poche mosse avrebbe potuto rovesciare il governo, quindi il problema non si risolveva vigilando sul Partito Nazista Islandese.
Abbiamo accennato che nell’ultimo anno di pace le attività tedesche assunsero forma di spedizioni scientifiche. L’incremento vertiginoso e sospetto di queste ricerche, ora meteorologiche, geologiche o anche antropologiche, spinse il governo islandese a varare la già citata legge secondo cui ogni attività scientifica doveva ottenere una approvazione statale, nonché la supervisione di un apposito organo scientifico islandese. Oltre al desiderio di mantenere un certo controllo su queste ricerche, a spingere il governo su posizioni più guardinghe erano stati diversi segnali inquietanti: il quotidiano danese “Politiken” ad esempio nel febbraio 1939, riportava un articolo secondo cui Himmler, leader storico delle SS, aveva incaricato una équipe di antropologi di investigare i legami fra i popoli vichinghi e germanici; si apprese con lo stesso scetticismo che nell’esposizione culturale di Libniz dell’ottobre del 1939, organizzata dalla “Deusche Kulturpolitische Gesellschaft und Insitut fur Auslandkunde” era stato allestito un padiglione sulla vita e cultura islandese, e sulle relazioni fra Germania ed Islanda; una credenza pseudoscientifica infatti mirava a dimostrare la presunta purezza del popolo islandese, e ciò riscuoteva un certo interesse in ambienti nazisti (29).
Nel marzo del 1939 l’Ammiragliato Britannico ricevette un dossier del professor William Tennant del Queen’s College di Cambridge; di ritorno dall’Islanda si disse molto disorientato da quanto aveva visto della spedizione voluta da Himmler. Innanzitutto il capo ricerca e la sua équipe sembravano scarsamente qualificati per il progetto assegnatogli. In secondo luogo, la spedizione si era diretta nelle regioni nord occidentali, ricca di profondissimi fiordi e porti naturali, quando era noto a tutti che il centro delle attività storiche e culturali del popolo islandese era sempre stata nel sud e nel sud ovest. Riporto’ inoltre alcune esperienze personali: mentre viaggiava nel nord e nell’est del paese spesso la popolazione locale gli chiedeva se fosse un cartografo tedesco (30).
Il consolato germanico era ovviamente un osservato speciale. Il collega di Bowering al tempo del suo insediamento era il professor Timmerman; dottore in ornitologia, si era pienamente inserito nel tranquillo ambiente di Reykjavik e non era mai sembrata persona particolarmente pericolosa. Nel Maggio del 1939 venne però sostituito da una figura ben più incisiva ed intraprendente, Werner Gerlach, arrivato con il prestigioso titolo di console generale. L’intelligence militare e l’ambasciata inglese a Berlino redassero presto le loro schede: Gerlach aveva insegnato patologia all’università di Basilea fino a che il governo del cantone svizzero non lo aveva rimosso dal proprio ruolo per le sue attività sovversive di stampo nazista. Il processo si chiuse però con l’assoluzione, ed egli partì per Berlino. Londra era certa che Gerlach fosse stato già in Svizzera un agente del consolato tedesco a Zurigo, anche per le informazioni fornite da colleghi inglesi che avevano lavorato presso le medesime università.
Bowering aveva un ambizioso e zelante collega nella solitamente placida e calma vita diplomatica di Reykjavik. Nel 1939, un funzionario del Northern Department, F. Gage, ufficialmente in vacanza sull’isola, ebbe un giro d’incontri con personalità islandesi; ministri e docenti universitari parlavano di Gerlach come di una persona piacevole e particolarmente attiva nel suo lavoro, che si intratteneva spesso con l’ambiente accademico, che era riuscito a unificare la comunità tedesca presso il consolato e che aveva a lungo viaggiato nel paese (31).
Durante il periodo pre-bellico anche leve commerciali vennero abilmente mosse da Berlino. Gli inglesi sembravano non poter fronte alla crescente dipendenza delle merci islandesi dai mercati tedeschi per una condizione oggettiva: le esportazioni islandesi, pesca ed ovini, erano spesso in competizione con i prodotti inglesi, e quindi l’Inghilterra non poteva assorbire oltre una certa soglia. La cronica debolezza del commercio islandese venne ulteriormente inasprita dalla guerra civile spagnola, sottraendo un altro mercato importante; la Germania era quindi nella condizione di sfruttare al meglio la situazione. Il commercio dell’Islanda e della Danimarca con la Germania era ormai una crescente necessità, e tra il 1935 ed il 1938 la spesa tedesca in merci islandesi era quasi raddoppiata.
Anche se l’Inghilterra rimase per tutti gli anni trenta il primo partner economico, il commercio con la Germania era meglio diversificato e si orientava su beni d’uso comune: mentre i prodotti inglesi erano principalmente attrezzature navali, la Germania forniva materiale da costruzione, medicinali e attrezzature elettriche.
Con estrema accortezza Berlino riuscì a chiudere una serie di tre accordi, nel 1937, ’38 e ’39, per l’acquisto di pesce islandese. Il primo accordo era piuttosto favorevole, proponendo dei prezzi di acquisto generosi e con lo scopo di far nascere un legame. L’anno successivo le quote di commercio vennero ritoccate al ribasso, ed infine nel 1939 non solo vennero sollevate le limitazioni del ’38, ma entrarono a far parte degli scambi anche quei prodotti che prima ne erano rimasti fuori (pesce surgelato ed il pesce in scatola). Questa sorta di elastico commerciale venne posto in essere proprio quando l’Inghilterra non aveva la possibilità di incrementare le sue importazioni.
Ogni islandese di buon senso capiva che dietro la “generosità” tedesca si nascondevano malcelati interessi, e il primo ministro Hermann Jònasson, nelle conversazioni con il già citato Gage, considerava offensiva la spregiudicatezza tedesca; eppure cominciava a prendere consistenza il timore che l’Inghilterra in realtà non era più in grado di contrapporsi efficacemente ai tedeschi.
Londra adottava una rigorosa politica liberista, ed era poco incline a concedere agli islandesi un trattamento privilegiato, tuttavia seguire l’esempio tedesco avrebbe forse portato qualche vantaggio. Ad una prima analisi poteva sembrare necessario un console generale attivo ed energico, nonché stretti legami con l’università, per dare modo ai servizi di piazzare un loro uomo come lettore d’inglese. Attività dispendiose, come l’istituzione di un servizio aereo fra le due nazioni, o un programma di realizzazione di infrastrutture della capitale, sarebbero state certamente utili.
L’Inghilterra tuttavia, con la freddezza che spesso la contraddistinse, scelse un’altra strada. La Germania poteva anche aumentare la propria influenza economica in Islanda, ma per capitalizzare militarmente i propri investimenti, i tedeschi avrebbero dovuto passare sopra la Royal Navy, che sembrava ancora la migliore flotta in Europa.
Tra lo scoppio della guerra nel settembre del 1939 e l’arrivo delle prime truppe inglesi nel maggio del 1940, la situazione resto’ quasi immutata. Gerlack non si mosse da Reykjavik, mentre le visite militari cessarono in virtù della neutralità islandese.
Quando la situazione in Europa venne modificata dalle vittorie tedesche, l’Ammiragliato britannico si mosse verso posizioni molto più allarmate. L’ago degli equilibri europei cominciava a pendere pericolosamente verso Hitler, ed a questo punto Londra era decisa a imporre a Reykjavik una collaborazione forzata con alcuni punti assolutamente intrattabili: gli inglesi avrebbero negato alla Germania qualunque accesso all’isola; anche le missioni scientifiche vennero interrotte, ed il blocco navale imposto dalla Royal Navy chiuse il commercio. Reykjavik, consapevole della gravità della situazione, poneva solo due condizioni: che il nuovo assetto non fosse lesivo dei propri interessi commerciali, e che ogni accordo fra le parti fosse “unofficial”, per non coinvolgere il governo direttamente. Ciò che gli inglesi non riuscirono ad ottenere (se non con la successiva occupazione), fu la rottura diplomatica e l’espulsione di tutti i tedeschi dall’isola. Reykjavik infatti riteneva questo passo in netto contrasto con la politica di neutralità.
Nel giugno del 1939 la questione islandese venne discussa dal Comitato di Difesa Imperiale inglese; il tentativo di penetrazione in Islanda da parte dei tedeschi era un serio pericolo, in quanto poteva creare l’accerchiamento delle isole britanniche ed eludere il blocco navale.
Era ovvio però che bisognava ripensare completamente il rapporto fra Inghilterra ed Islanda: se quest’ultima avesse interrotto i rapporti commerciali con la Germania, la sua già debole economia ne sarebbe stata seriamente danneggiata. Tra l’Ottobre ed il Dicembre del 1939 si aprirono quindi una serie di incontri “informali” tra le delegazioni dei due paesi. Gli islandesi avrebbero voluto mantenere il commercio con la Germania ad indici fissi, ed incrementare quello con gli stati scandinavi. I britannici furono fermi e decisi nel rifiutare il primo punto, accettarono il secondo e concessero anche il commercio (di beni non strategici) con Belgio, Olanda, Svizzera ed Italia, nonché la possibilità di avviare accordi commerciali con USA, repubbliche centro e sud americane, Spagna, Portogallo ed altre nazioni, da determinare in seno ad una commissione congiunta (29 Dicembre 1939).
La Gran Bretagna accettò inoltre di aprire i propri mercati alle importazioni di carne e pesce, fornì quei beni precedentemente importati dalla Germania (il 46% di ferro ed acciaio, carta ed affini, 52% delle importazioni di materiale chimico) e dovette assorbire le esportazioni.
Questi accordi vennero negoziati mentre l’Inghilterra poneva in essere un tradizionale blocco navale ai danni della Germania.
Nonostante i termini degli accordi appena pattuiti, il 6 Gennaio 1940 l’Islanda protestò ufficialmente; il motivo di irritazione stava nel fatto che la natura “unofficial” degli accordi non metteva al sicuro il paese, ormai un potenziale oggetto di rappresaglia. Gli Inglesi si aspettavano questa reazione, ed appena tre giorni prima, la questione era stata anticipata dal “War Cabinet”. Lord Halifax, da politico sottile e accorto, sostenne la necessità di presentare al governo islandese una nota confidenziale in cui Sua Maestà dava tutte le garanzie per la protezione delle navi islandesi e un intervento forte e diretto in caso di invasione tedesca. Tale nota, consegnata il 17 Gennaio, lasciò spiazzati gli islandesi che non avevano mai richiesto ne sottinteso un intervento militare sul territorio.
Dai primi giorni di Gennaio fino al Maggio, data dell’effettiva occupazione, tutte le branche dei servizi segreti esprimono pareri concordi : l’Islanda e le Faroer (32) si trovano in una posizione strategica che non può cadere in mano nemica, ma soprattutto, in caso di attacco tedesco alla Scandinavia, stabilire delle basi in Islanda diventava necessario. E’ noto che un simile evento non tardò a verificarsi, e durante l’Aprile 1940 truppe tedesche entrarono in Danimarca e Norvegia. Con la Germania vittoriosa in Nord Europa, si imponeva lo slittamento della linea del blocco navale più a nord-ovest.
Quando Hitler ordinò l’invasione di Norvegia e Danimarca, il trauma fu notevole; l’Islanda era ancora formalmente una colonia e la possibilità di soffrire la stessa sorte dei fratelli scandinavi non era più solo teoria. In un editoriale dell’edizione speciale proprio del 10 Aprile, “l’ora fatale”, il giornale conservatore Morgunblaðid consta con delusione che la politica di neutralità era fallimentare in quanto non rendeva alcuna protezione di fronte alle grandi potenze. Il Þjòðviljinn, comunista, denunciò invece l’ingresso dei britannici alle Faroer; in un’ottica ai limiti della xenofobia, questi ultimi, più che i tedeschi, erano i veri nemici, e polemicamente si interrogava su quanto sarebbe passato prima di scorgere navi britanniche all’orizzonte.
20) Questa frase viene spesso erroneamente attribuita a Winston Churchill, il quale in realtà riprese quanto detto dall'analista politico nazista, Karl Hausofer, amico personale di Rudolf Hess.