Il quarto governo conservatore di Thors (1953)

Il 10 settembre 1953 Òlafur Thors riuscì a formare un nuovo governo con i progressisti, a patto di alcune concessioni ai colleghi di governo: Bjarni Benediksson avrebbe lasciato il ministero degli esteri in favore del progressista Kristinn Guðmundsson. I progressisti puntavano ad avere un peso maggiore agli esteri per una revisione dei trattati con gli Stati Uniti.
Il pensiero del neoministro degli esteri venne da questi esplicitato in un lungo intervento al parlamento il 19 ottobre:

«…alcune modifiche andranno necessariamente introdotte [nel Defense Agreement] se si vuole ottenere una condizione soddisfacente. (…) Noi tutti speriamo che la situazione internazionale volga alla distensione e che sia abbastanza pacifica da convincerci che la presenza di una forza di difesa non sia più necessaria». (171)

Più interessante ancora per definire la nuova politica del partito, sarà però un lungo articolo apparso sul Timinn in data 10 novembre 1953; esso riportava la risoluzione finale dei lavori conclusi da una apposita commissione del partito sul problema della base militare di Keflavik. La commissione, costituitasi proprio per far fronte ad una vera e propria spina nel fianco del partito, stretto tra gli oneri di governo ed il malumore dell’elettorato, varò una serie di raccomandazioni: 1) la creazione di una apposita commissione governativa per trattare l’amministrazione dei problemi della difesa. 2) una nuova organizzazione dei cantieri in modo che l’ingresso di lavoratori stranieri fosse non necessaria. 3) il passaggio alla responsabilità del governo per i lavori di costruzione e mantenimento della base. 4) netta separazione tra personale civile e personale militare. 5) Nuovi regolamenti per limitare la circolazione sia dei militari, sia del personale civile straniero, al di fuori della base. 6) uno studio per la fattibilità del passaggio ad organismi islandesi della gestione delle nuove infrastrutture radar di prossima realizzazione. (172)
Il ministro Guðmundsson avviò negoziati formali all’inizio del 1954; il raggiungimento di un accordo sembrava essere molto difficile, visto il mandato del ministro degli esteri: stando alla risoluzione di cui sopra, egli avrebbe dovuto raggiungere un accordo che, de facto, avesse operato per un progressivo coinvolgimento di entità islandesi nel mantenimento della base, fino alla sostituzione degli stranieri. Solo il 27 maggio il ministro poté annunciare, in un discorso radiodiffuso, il raggiungimento di un accordo.
I punti salienti dell’accordo prevedevano: 1) progetti di costruzione ed ampliamento della base pienamente compatibili con le esigenze delle industrie islandesi. 2) che personale islandese venisse completamente formato ed istruito per sostituire tecnici e lavoratori americani. 3) che le ditte appaltatrici americane cessassero i loro lavori e che tale mandato fosse concesso a ditte islandesi. 4) la possibilità per le ditte islandesi di acquistare dagli americani tutti i macchinari per espletare le loro funzioni. 7) la costruzione di un recinto intorno al perimetro della base in modo da controllare al meglio i movimenti dei soldati (173).
Accanto a queste concessioni però, gli Usa strappavano un incremento dei soldati della Defense Force (che passarono da 3.900 a 6.200) (174) e la possibilità di avviare un proprio canale televisivo la cui ricezione fosse possibile solo all’interno della base..
Ovviamente la stampa filogovernativa salutò la revisione del trattato come un successo (anche se, è stato fatto notare, che il Morgunblaðid preferì non commentare approfonditamente l’evento per lasciare al ministro progressista tutta la “responsabilità” di quanto stesse accadendo) (175).
Il Frjals Þjoð al contrario in toni del tutto negativi: il nuovo accordo non cancellava affatto l’onta della base, e le nuove condizioni ottenute non facevano altro che “mercificare” la politica islandese (176).
Anche l’Alþydublaðid, dei socialdemocratici, si disse favorevole alla politica adottata dal ministro, anche se avrebbe preferito che la formazione di “tecnici” islandesi fosse principalmente orientata ad assumere, il prima possibile, il controllo delle postazioni radar, che avrebbero servito l’aviazione civile (177).
Si sa che il bicchiere è sempre per qualcuno mezzo vuoto e per altri mezzo pieno, ma al di là dei “commenti a caldo” bisogna notare che la posizione degli americani fu senza dubbio astuta; da un lato “cedevano” su tutta la linea concedendo a ditte islandesi di divenire prime appaltatrici, con indubbi benefici commerciali, ed accettavano una segregazione quasi umiliante per le proprie truppe; dall’altro però inficiavano il meccanismo che avrebbe avviato il progressivo avvicendamento di militari statunitensi con civili islandesi ottenendo l’aumento dei soldati a loro disposizione.

 

 


 

Note

171: Alþyngistiðindi, 10 ottobre 1953, Sez. B.

172: Cfr. Timinn, 10 novembre 1953.

173: Il discorso completo venne pubblicato sia dal Morgunblaðid che dal Timinn il 27 maggio '54.

174: V. Ingimundarsson, The West, cit., p. 88

175: Neuchterlein, Reluctant, cit., p. 130.

176: Frjals Þioð, 4 aprile 1954.

177: Alþydubladið, 28 maggio 1954.