La prima Cod War contro l'Inghilterra

E’ cosa nota che l’economia islandese trae il suo maggior profitto, di gran lunga superiore ad ogni altro commercio, dallo sfruttamento dei mari; nel 1952 gli islandesi portarono le loro acque territoriali, ovvero lo spazio di loro esclusivo sfruttamento, da 3 a 4 miglia dato che un vecchio trattato, firmato nel 1901 con l’Inghilterra ancora dalle autorità danesi, era giunto a scadenza (149). Questo un atto “unilaterale” era stato regolato su di una precedente disputa internazionale in materia di pesca, risolta in questo senso, fra Norvegia e Gran Bretagna (150), le reazioni degli inglesi furono tuttavia dure: essi avevano interessi nella regione da lunghissimo tempo, e l’associazione dei produttori ittici inglesi decretò un vero e proprio bando delle merci islandesi dai porti del Regno Unito. La Gran Bretagna era un mercato importantissimo, ed il boicottaggio, proclamato da una confederazione privata, non poteva essere risolto dal governo; questa fu la prima delle dispute sui diritti di pesca fra le due nazioni, che vengono spesso chiamate “Cod Wars” (151).
 
A questo punto di mosse l’Unione Sovietica. Il Cremlino si offrì di occupare il vuoto lasciato dagli inglesi, importando prodotti ittici ed esportando in Islanda petrolio, cemento ed altri materiali a prezzi favorevoli (152) Dal 1955 l’Urss era ormai il secondo partner commerciale: se nel 1951 i commerci fra i due paesi erano nulli, nel 1953 le esportazioni islandesi in Unione Sovietica ammontavano a circa 7.3 milioni di dollari, nel ’54 a 11.5 milioni e nel ’55 ben 14 milioni. Anche le importazioni in Islanda crebbero notevolmente, da nulle nel ’51, a 11.9 milioni nel ’54, e 15,8 milioni nel ’55. I commerci con gli Usa invece destavano allarme: le esportazioni islandesi decrescevano (da 14,3 a 8,9 milioni nel periodo ‘52-’55) mentre le importazioni aumentavano (da 16,7 milioni a 25,9 nello stesso arco di tempo), con netto squilibrio della bilancia commerciale (153).
 
Esportazioni islandesi in URSS ed USA in percentuale sulle esportazioni totali
 
Anche se è effettivamente difficile determinare in termini precisi quanto questa operazione incise sull’opinione pubblica islandese, era certo paradossale che coloro che dovevano essere gli “amici”, come l’Inghilterra, tentavano di mettere economicamente in ginocchio l’Islanda, mentre coloro che erano additati come i “nemici”, ovvero l'Unione Sovietica, avevano “tratto in salvo” il paese. I colleghi della Nato, e soprattutto gli Stati Uniti, guardarono con apprensione a questi sviluppi, ma i rapporti fra Islanda e Urss assunsero presto un peso notevole: alla metà del 1955 circa un terzo delle esportazioni islandesi giungeva sui mercati del Patto di Varsavia. (154) L’Unione Sovietica cercava indubitabilmente di destabilizzare i rapporti tra Islanda ed altri paesi Nato, e comunque poneva in essere, sfruttando un allentamento della maglia dei rapporti diplomatici, una massiccia penetrazione commerciale.
 
 

 

Note al testo:

149: J. Hjalmarsson, A short history, cit., p. 131.
150: B. Greondal, Neutrality, cit., p. 63.
151: Non sempre quella del 1952 non è inserita fra le Cod War vere e proprie, cui si fa riferimento per
indicare le crisi del '58 e degli anni '70. A differenza di queste ultime infatti, le reazioni inglesi si
limitarono al boicottaggio commerciale, mentre nelle successive si mosse, a scopo per lo più
intimidatorio, anche la Royal Navy (da qui il termine Cod War). Vedasi anche capitolo successivo.
152: Questi accordi vengono generalmente chiamati "barter trade" in quanto il rapporto non si instaura
secondo lo scambio di merce per moneta, ma secondo merce per merce.
153: Dati convertiti in dollari al valore di allora (1ISK = 0,09 $) da Nuechterlein, Reluctant, cit., p. 147.
154: Solo l'Austria e la Finlandia, fatte le debite proporzioni, avevano scambi più intensi con l'Urss, fra tutte le nazioni occidentali. Cfr. Guðmundsson, Iceland, a Reluctant European, cit., p. 11 e 40.