Un precario equilibrio

Durante i negoziati per il Defense Agreement gli americani avevano dovuto limitarsi ad un profilo minimo di richieste per non mettere in difficoltà i propri interlocutori, eppure era chiaro che così facendo non veniva espresso il pieno potenziale strategico dell’isola; dal febbraio del ’52 il Dipartimento Americano alla Difesa decise che in Islanda vi era urgente necessità di un incremento delle strutture militari, in termini di uomini e mezzi, per la difesa dell’Europa. Gli Usa tentarono quindi di intavolare trattative col governo per la costruzione di una nuova base militare, “la Base X”, nella parte sud orientale del paese, ma gli islandesi non sembravano disposti a discutere tali progetti di ampliamento; non solo la base esistente era motivo di irritazione e problemi politici, ma si temeva che la nuova postazione potesse divenire la piattaforma per attacchi nucleari contro l’Unione Sovietica. Il governo giunse ad ignorare anche le raccomandazioni del generale norvegese Øen, interpellato in qualità di esperto, sulle effettive necessità di una seconda base.
Come abbiamo visto il rapporto con gli americani era stato sempre inteso da parte degli islandesi come una misura difensiva, mentre il dispiego di armi nucleari e l’aumento delle postazioni sarebbe chiaramente rientrato in una logica offensiva . La Defense Forse infatti, al momento della firma del trattato del 1951 era forte di un battaglione di fanteria (circa 3.000 uomini), squadriglie di ricognitori ed intercettori, nonché del personale tecnico atto ad operare le tre postazioni radar di lungo raggio sparse sul territorio.
Il Defense Agreement però non valse a rasserenare a lungo la questione, specie nel contesto internazionale: un altro evento, in teoria del tutto estraneo alle vicende fin qui trattate, segnò il ritorno dell’Unione Sovietica come antagonista del “campo occidentale”.
 

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