I convogli artici

Nonostante questo primo successo le rotte atlantiche erano tutt’altro che sicure: nel periodo 1941-42 i sottomarini tedeschi affondavano nell’Atlantico più navi di quante gli inglesi erano in grado di costruire (87). Gli U-Boot tedeschi sembravano essere dei branchi di lupi a caccia di facili prede, e dalle loro basi in Norvegia potevano agire con relativa semplicità.
Gli U-Boot non erano comunque l’unica forza navale su cui i tedeschi potevano contare: agli inizi del 1942, per massimizzare i benefici delle postazioni ottenute, i tedeschi cominciarono ad allestire una importante flotta per i porti norvegesi. Particolarmente temute dall’Ammiragliato Britannico erano una mezza dozzina di unità pesanti fra cui la “corazzata tascabile” Lutzow, la formidabile Scharnhorst che montava cannoni da 11,1” e circa 2.000 uomini di equipaggio, e la nave gemella della Birmark, ovvero la Tirpiz, una fortezza da 35.000 tonnellate armata con cannoni da 16”.
Il 1942 fu decisamente l’anno peggiore per gli alleati (88): in quell’anno vennero affondati gli incrociatori Edinburgh e Trinidad, più cinque cacciatorpediniere, quattro dragamine, un sottomarino ed un vascello armato. Anche le perdite mercantili furono ingentissime, con circa ottanta battelli affondati appartenenti ad una dozzina di convogli diversi. Particolarmente tragico fu l’episodio del PQ 17. Salpato da Reykjavik il 27 giugno del 1942, il convoglio venne ben presto avvistato dagli U-boot tedeschi che cominciarono un micidiale attacco. Nella speranza di limitare le perdite l’Ammiragliato britannico diede ordine di disperdere il convoglio, e si consumò un massacro. Ben 22 navi alleate, su un totale di 35, tra il 5 ed il 10 luglio vennero affondate. Questa fu indubbiamente la più grande vittoria riportata dalla Germania, che costò agli alleati 430 carri armati, 210 aerei, 3.350 fra jeeps ed altri mezzi ed altre 100.000 tonnellate in materiali di vario genere.
Anche gli islandesi vennero loro malgrado coinvolti dalla precarietà delle acque che abitualmente solcavano: negli anni di guerra 32 pescherecci vennero attaccati, di cui 18 affondati, e 138 marinai uccisi. I battelli islandesi inoltre trassero in salvo 1.655 naufraghi di diverse nazionalità (89).
Gli alleati cercarono di costringere sempre più la marina tedesca ad operare nelle acque costiere di Francia, Norvegia e Germania stessa, mentre la RAF bombardava sempre più massicciamente le basi navali si Saint-Nazaire, Brest, Brema ed altri porti.
convoglio PQ17
Il convoglio PQ17 avvistato dalla Luftwaffe il 1 luglio 1947
I tedeschi nel Nord Atlantico mancavano di postazioni sicure lungo tutto l’arco che va dal continente americano fino alla Gran Bretagna, quindi non potevano avvalersi della forza aerea per le operazioni di pattugliamento. La strategia di blocco navale aveva dato i suoi frutti tentando di spezzare le linee di passaggio degli alleati, ma potendosi affidare solo sui loro U-Boot i tedeschi erano in una posizione che alla lunga mostrò i suoi limiti: i loro nemici potevano infatti avvalersi di un sistema integrato (aviazione, marina, sorveglianza radar e sorveglianza sonar (90), nonché difesa di queste postazioni grazie alle truppe di terra) all’interno di una fitta rete di basi in tutta la regione.
A poco a poco gli alleati riuscirono ad avere il sopravvento in questa disperata lotta tra navi di superficie e navi sottomarine: il successo del 1942 non venne ripetuto ed anzi cominciò una inesorabile inversione di tendenza, non solo in questo ma anche in altri scenari, che avrebbe aperto la strada ad una massiccia offensiva sul continente europeo.
 

 
Note al testo:
87: Cfr. Maldwyn Jones, Storia degli Stati Uniti, Bompiani, Milano 1999, p.462.
88: Per uno studio completo sulle perdite da entrambe le parti vedi anche Ruegg, Russia 1941-45, World Ship Society, UK, 1992.
89: Cfr in allegato B il "tributo di sangue" islandese.
90: La tecnologia sonar venne impiegata anche per i cosiddetti sistemi SOSUS, ovvero lunghi cavi sottomarini dotati di idrofoni in collegamento con stazioni di intercettazione.