Islanda, paese atipico

Assai di rado giungono dalle nostre parti notizie che riguardano l’Islanda. Salvo per le industrie farmaceutiche che operano nel campo della genetica, e per frange di ambientalisti irritati dalla riapertura alla caccia alle balene, per tanti altri l’Islanda è terra incognita. In una posizione così defilata che spesso le definizioni di Europa dimenticano di includere (1), è sempre rimasta ai margini dell’integrazione europea e non è stata in grado di sviluppare una industria turistica che le permettesse di farsi conoscere.

Da un punto di vista socio culturale gli islandesi, più che europei, si considerano scandinavi in senso stretto: infatti mantengono fortissimi legami con la comunità degli altri stati nordici (con i quali condividono le radici della propria etnia, l’origine della lingua, le tradizioni e praticamente tutta la loro storia) e con questi paesi hanno avviato da tempo progetti politici importanti come il “Nordic Council” o l’unione passaportuale; con il resto dell’Europa invece non hanno mai avuto rapporti di grande rilevanza, eccezion fatta per l’Inghilterra.

L’Islanda è un paese assolutamente unico in Europa per molti motivi: è un paese piuttosto esteso (circa 100.000 kmq), ma abitato da appena 275.000 persone, con una densità che non ha simili nel resto del continente; circa la metà della popolazione vive nella zona della capitale, quindi il resto dell’isola è quasi disabitato (2). A causa del loro numero ridottissimo, spesso le statistiche perdono di valore (3), ed è difficile scegliere dei dati oggettivi per tracciare un quadro esaustivo della società; comunque si può affermare con certezza che si tratta di un paese ad altissima scolarizzazione, standards di vita elevati, ma dotatosi solo nel dopoguerra di una economia solida e prospera; potremmo dire che, come l’Italia seppure in tutt’altro contesto e condizioni, anche l’Islanda è stato uno dei miracoli della guerra fredda.

Paesaggisticamente è una terra selvaggia e bizzarra, una enorme distesa di lava coperta di muschi e licheni, ghiacciai, torrenti in enorme quantità e sorgenti di acqua calda quasi ovunque; la Corrente del Golfo riesce a mitigare il clima, tanto che, statistiche alla mano, l’inverno di Zurigo o New York risulta ben più rigido (4). L’Islanda, spazzata dai venti, è priva di alberi ed oltre la metà del territorio è definito “wasteland”; le condizioni minime per l’esercizio dell’agricoltura sono però oggi assicurate da modernissime serre, riscaldate dall’energia geotermica ed idroelettrica.
 
 
Benedetto Bordone, Venezia 1547
Benedetto Bordone, Venezia 1547
 
 
Ciò che rende unica in Europa la storia dell’Islanda è però la mancanza assoluta di qualunque tradizione militare: gli islandesi non hanno mai partecipato attivamente ad alcuna guerra e sono privi di esercito.
Tutte queste caratteristiche culturali e politiche ovviamente hanno le loro ragioni storiche e non sarà inutile, per rendere più preciso il quadro, tracciare un breve riassunto dei passaggi fondamentali della storia islandese.
 
 

Note al testo

1)
In effetti l’Islanda si trova proprio a cavallo della dorsale atlantica (come testimoniato dall’intensa attività geotermica), quindi almeno tecnicamente tutta la parte occidentale del paese insiste sul continente americano.

2)
Fonte per le statistiche, Iceland in Figures, 2000, Ministero affari e commercio estero.

3)
Ad esempio sono il paese con il più alto numero di premi Nobel rispetto alla popolazione, anche avendone vinto solo uno per la letteratura con Halldor Laxnes (1955), oppure il paese in cui si leggono più giornali anche se solo una testata raggiunge le 25.000 copie vendute.

4)
Le medie invernali per Reykjavik si aggirano intorno agli zero gradi. Fonte: Iceland in figure. cit.